Le cicatrici più comuni presenti in casistica

Da un’estratto del libro “i 100 sintomi dei rapimenti alieni” della Dott.ssa Serena Perfetti

“Scoop Mark”

“I soggetti possono tornare dalle adduzioni con diverse cicatrici,ed un buon numero di volte nemmeno se ne rendono conto subito.Spesso non ci fanno caso e poi alcune vengono fatte in posti dove effettivamente si guarda poco:dietro al collo,dietro al gomito,dietro al ginocchio,sulla schiena,sotto al braccio vicino all’ascella,tra le dita.Se non sono in zone evidenti,come in faccia o sulla pancia,può anche darsi che le notino dopo anni,oppure quando se le cercano per capire se sono addotti…La casistica sulle cicatrici dei rapimenti alieni ha visto di tutto ,mi preme sottolinearlo,anche se certo ci sono segni più diffusi.Un vecchio sito di Corrado Malanga riportava: fini taglietti su mani,sull’alluce del piede e genitali,taglietto dietro al gomito,tre puntini dietro al ginocchio ,tondeggianti intorno all’ombelico,sul petto cerchi sovrapposti muniti di centro geometrico,sulla schiena anche di molti cm (fino a 15) poste per orizzontale,tra le spalle al centro della schiena,sotto l’occhio,sul palato,dietro al collo spesso 3 puntini a triangolo (per probabile prelievo spinale) nell’incavo tra polpaccio e coscia.Io personalmente ne ho viste molte sulla pancia sottili,lunghe anche di 10 cm,sulle spalle,sulla fronte.In generale hanno forme geometriche: 3 puntini disposti a triangolo o a cerchio,cerchietti fatti da 6 puntini con uno al centro,tanti puntini che compongono disegni geometrici,a quadrato,a rombo,a stella con diverse punte.Notava Karla Turner come la forma a triangolo sia spesso evidente in questi segni e come a volte si ritrovino proprio diverse cicatrici disposte in modo da formare un triangolo.John Mack parlava di segni simmetrici.Comunque ogni esperto elenca diverse cicatrici a forma geometrica.Una considerata molto comune da Budd Hopkins è una specie di depressione perfettamente circolare nella carne,come una piccola rientranza della pelle(Scoop Mark),del diametro da 0,5 a 1,5 cm.Lui l’ha ritrovata spesso sulla parte frontale dello stinco sotto al ginocchio,ma anche in altre zone del corpo,faccia compresa.”

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Il Dott. Roger Leir estrae ed analizza impianti e chip ritrovati sul corpo di diversi addotti con risultati sconcertanti che vengono riportati nel libro “the Aliens and the Scalpel” pubblicato nel 2005.

Su il libro “Le prove” (Corrado Malanga-Alessandro Losciale) ci sono altrettanti documenti ed analisi riguardanti casi italiani e non per chiarirsi le idee riguardo una parte di realtà tenuta tenacemente nascosta ma che prende sempre più piede fra curiosità e scetticismo.

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L’etichetta nascosta

È noto da tempo, nel campo della ricerca sulle adduzioni aliene, come queste ultime lascino dei segni ben visibili sul corpo delle persone che le subiscono.
Questi ultimi sono riconducibili ad operazioni di vario genere effetuate sugli addotti in relazione, di solito, all’impianto di corpi estranei nei corpi dei malcapitati per vari scopi e finalità.
È invece meno noto come ci siano dei veri e propri marcatori che vengono lasciati in corrispondenza, spesso, dei vari impianti di origine aliena.
Questa specie di etichette hanno le forme più varie (come vedremo avanti) e sono molto ben nascoste, sono infatti visibili unicamente dopo l’esposizione alla luce ultravioletta (UV).
A seguito dell’esposizione tramite una semplice lampada a luce nera (o lampada di wood), quella usata per verificare le banconote, o ancora, per rilevare tracce di urina ed altre sostanze biologiche contenenti fosforo, sarà possibile individuare queste strane figure sul corpo di chi ha subìto delle adduzioni.
In letteratura scientifica il fenomeno è chiamato fosforescenza o fluorescenza ed è la proprietà di alcune sostanze di riemettere le radiazioni elettromagnetiche ricevute, in particolare di 
assorbire radiazioni nell’ultravioletto ed emetterle nello spettro di luce visibile.
Una radiazione incidente (nell’esempio della lampada di Wood si tratta di raggi ultravioletti) eccita gli atomi della sostanza fluorescente, promuovendo un elettrone a un livello energetico meno legato, più energetico e quindi (in un orbitale) più “esterno”. Entro poche decine di nanosecondi, l’elettrone eccitato torna al livello precedente passando per uno o più stati eccitati a energia intermedia. I decadimenti degli elettroni sono, di solito, non radiativi, mentre l’ultimo emette luce ad una lunghezza d’onda maggiore rispetto alla radiazione incidente (non necessariamente nello spettro visibile): questa luce è detta “fluorescenza”.
La differenza tra fluorescenza e fosforescenza sta nel fatto che nella fluorescenza la luminescenza cessa quasi subito dopo aver eliminato la fonte di eccitazione, mentre nella fosforescenza la radiazione continua ad essere emessa, almeno per un breve lasso di tempo, anche dopo aver eliminato la sorgente.
Esistono inoltre due sostanze che vengono usate comunemente nel campo della biochimica, nella citologia e nella istologia per vari scopi e sono la fluoresceina (usata per studiare il DNA) e l’arancio di Acridina, entrambe emettono fluorescenza se eccitate con luce UV con una lunghezza d’onda di 490nm. Entrambe emettono luce giallo-verde. Per questo motivo sono state prese in considerazione come possibili agenti usati nelle adduzioni, come vedremo tra poco.
I primi ricercatori ad aver notato il fenomeno furono due americani: il Dr. Roger Leir e Derrel Sims.
Il primo dei due infatti rilevò tramite una lampada di wood, e sotto suggerimento del collega Sims(con un background nella CIA e quindi abituato all’uso di questi strumenti come ad es. il Luminol), la presenza di una inspiegabile “elastosi solare” in corrispondenza di un impianto alieno che stava per rimuovere chirurgicamente.
Il fenomeno comune e ben noto in campo dermatologico è così detto perchè comporta una diminuzione drastica della funzionalità delle fibre elastiche della pelle manifestando così assottigliamento della pelle, perdità di elasticità, aumento delle rughe, secchezza e ingiallimento. 
Sebbene sia un semplice fenomeno derivato dall’invecchiamento progressivo accentuato dall’esposizione ai raggi solari, nel campo delle adduzioni esso assume caratteristiche e significati diversi rispetto alla letteratura medica classica.
Quando fu notato dal Dr. Leir apparì subito charo che non fosse riconducibile ad una prolugata ed intensa esposizione ai raggi solari: le zone che manifestavano tale fenomeno erano estremamente piccole e circoscritte, apparivano in parti del corpo spesso non esposte al sole, e infine, il vissuto delle persone in esame non presentava storie di reiterate o prolungate esposizioni solari… anzi, tutt’altro!

Nella nostra esperienza abbiamo invece utilizzato una lampada di wood con una lunghezza d’onda leggermente inferiore, questo perchè, di solito, ci permette di osservare il fenemeno più a lungo, essendo maggiore la potenza irradiata dalla luce.
Abbiamo finora usato frequenze di 395nm ma per ottenere il risultato migliore consigliamo vivamente quelle a 365nm. Sono leggermente meno economiche ma si massimizzano gli effetti restando in tutta sicurezza. Ricordiamoci sempre che sono raggi UV e che tendono a spezzare i legami chimici molecolari (da cui appunto l’elastosi) ma finchè rimaniamo su tempi di esposizioni brevi non corriamo nessun pericolo. Al massimo ci abbronzeremo, ma per quello occorre qualche decina di minuti di esposizione. Sono le stesse lampade usate per la cura delle unghie col gel (che infatti spesso presentano le mani abbronzate proprio per questa esposizione necessaria a fissare i polimeri presenti nel gel).
Noi consigliamo di non superare il minuto, è più che sufficiente.
Dopodichè è semplicemente necessario porsi in un ambiente poco illuminato per osservare il fenomeno.
Ecco un esempio di una persona che abbiamo seguito:
prima dell’esposizione:


durante l’esposizione, ed ecco il segno in evidenza

e dopo pochi secondi dall’esposizione

come potete vedere l’immagine permane per un certo periodo di tempo anche dopo l’esposizione.
Ne abbiamo un’altra abbastanza particolare, in cui si scorge una circonferenza, segno che è qualcosa di artificiale e sicuramente non una anomalia dell’abbronzatura visto che, anche questa persona non è frequentatrice abituale di centri estetici con lettini abbronzanti.

Con una piccola elaborazione dell’ìmmagine, si riesce a vederne meglio i confini che delineano una circonferenza.

C’è una ampia casistica di questi segni luminescenti ed è riportata dalla ricercatrice americana Eve Lorgreen al seguente indirizzo: http://evelorgen.com/wp/articles/medical…t-contact/
dove troverete immagini inequivocabili, tipo questa:

In generale possiamo dire che i segni finora scoperti variano per forma, dimensioni ed anche per il colore che riflettono e sono sparsi un po’ in tutto il corpo.
La loro funzione, oltre a quella di etichettare gli addotti secondo criteri a noi ancora sconosciuti è quella, in alcuni casi, di indicare la presenza di impianti alieni in prossimità del marchio fluorescente.
Così come abbiamo potuto verificare confrontando le seguenti foto:

Dal sito americano http://easypaintyourcar.com/photos.html vediamo il polso di Stan Romanek 
dove possiamo leggere testualmente:”The X-ray revealed a small triangular and pointed object embedded in his wrist joint in the area of fluorescent coloring of previous discovery.”

ed ecco qui una lastra del polso di un ex-addotto italiano dove è visibile in azzurro l’impianto alieno. Il colore in particolare, rivela che si tratta di un oggetto di natura metallica.

Articolo a cura di Alessandro Losciale

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